venerdì 18 luglio 2014

Le donzelle di Orlando



Ludovico Ariosto, L'Orlando furioso, 1532.


Illustrazione di Gustave Doré, ripresa da commons.wikimedia.org

Ammettiamolo, quando si pensa al mondo dei paladini e dei loro amori la figura che ci fa la donzella è quella della povera indifesa, spesso in pericolo, gentile e delicata come un fiorellino di campo. Ecco, quella non è la dama dell'Orlando. Scordiamocela, perché secondo Ariosto, nessuna dama è indifesa, gentile e in attesa del cavaliere che la salvi - o la sposi.
Dante, Petrarca e Boccaccio, con le loro dame celestiali, ma anche i trovatori con il loro amor cortese, sono tutti morti. Alle perfette dame d'altri tempi, il cui compito è quello di elevare i cavalieri, sono succedute donne tutto d'un pezzo, determinate forse più degli uomini.

Donne in valore ed armi simili agli uomini, dagli stessi appetiti, che sanno come usare la loro bellezza o la loro forza per raggiungere i loro fini.

No, decisamente Ariosto ha una visione meno idealizzata della donna. E lo dimostra non solo descrivendo Angelica la subdola, che usa i suoi mille amanti per levarsi d'impaccio per poi dimenticarsi senza rimorsi di tutti loro appena il caso glielo consiglia.
La donna dell' Orlando furioso possiede ciò che, a volte, si ha l'impressione che i paladini non abbiano: una loro identità. A ben guardare, sono proprio loro, quelle dotate di una maggior concretezza psicologica, se di psicologia si può parlare nell'Orlando furioso, a spiccare nell'arena degli eroi. Basti pensare ai paladini Rinaldo o Orlando, Ruggero, Astolfo: figurine ritagliate intorno ad un'armatura scintillante riempita di onore, coraggio e valore. Contrapponiamoli poi ad Olimpia, ad Isabella o a Fiordiligi, rappresentanti della virtù e della fedeltà. Le loro storie, i loro drammi, il loro sacrificio risultano molto più toccanti e reali che non una qualsiasi impresa dei cavalieri loro consorti; risultano più vive, se non proprio per una loro profondità psicologica, almeno per una loro identità tragica estremamente ben studiata.

Illustrazione di Gustave Doré, ripresa da pinterest.
Ma Ariosto non ha dato alle sue dame solo una caratterizzazione tragica. Ha fornito loro anche una fisicità reale, descritta con accenti... diciamo mondani, più che spirituali. Alcuni episodi sembrano, infatti, inneggiare non il corpo trasfigurato dalla bellezza ideale, testimone di virtù profonde, ma la bellezza carnale e sensuale di un corpo perfetto nella sua concretezza. Da far arrossire. O accendere, come spesso scrive Ariosto nei suoi versi.
Questo lo riprendo dall'XI canto e parla di Olimpia.

67 Le bellezze d’Olimpia eran di quelle
     che son più rare: e non la fronte sola,
     gli occhi e le guance e le chiome avea belle,
     la bocca, il naso, gli omeri e la gola;
     ma discendendo giù da le mammelle,
     le parti che solea coprir la stola,
     fur di tanta eccellenza, ch’anteporse
     a quante n’avea il mondo potean forse.

68 Vinceano di candor le nievi intatte,
     ed eran più ch’avorio a toccar molli:
     le poppe ritondette parean latte
     che fuor dei giunchi allora allora tolli.
     Spazio fra lor tal discendea, qual fatte
     esser veggiàn fra picciolini colli
     l’ombrose valli, in sua stagione amene,
     che ’l verno abbia di nieve allora piene.

69 I rilevati fianchi e le belle anche,
     e netto più che specchio il ventre piano,
     pareano fatti, e quelle coscie bianche,
     da Fidia a torno, o da più dotta mano.
     Di quelle parti debbovi dir anche,
     che pur celare ella bramava invano?
     Dirò insomma, ch’in lei dal capo al piede,
     quant’esser può beltà, tutta si vede.

La storia di Olimpia è una di quelle che maggiormente commuovono. Ma perdonatemi se non ne farò qui il riassunto. Per chi è curioso, ce se sono a miriadi sul web.

Ruggero portato via da Bradamante.
Ripreso da ebooks.adelaide.edu.au
Accanto alle dame belle, ci sono le damigelle in armatura, quelle valorose e indomite che ricercano la gloria. Bradamante, ad esempio, la cui unione con Ruggero darà i natali alla casata Estense, celebrata dall'Ariosto. E la sorella di Ruggero, Marfisa, che sembra non aver in mente altro che conquistare onore e gloria battendo quanti più cavalieri incontra per strada, poco importa se amici o nemici. Concentrate sui loro diversi scopi (Bradamante ritrovare Ruggero e Marfisa conquistare la gloria), assomigliano molto ai paladini dell'altro sesso. Hanno il corpo mascolino, tanto che nessuno le riconosce in battaglia; Bradamante, seppur dotata di una bellezza molto simile a quella di Angelica, viene scambiata per il fratello gemello Ricciardetto. Insomma, estremamente lontane dalla tipica dama dallo sguardo soave che dispensa sorrisi e parole gentili. Nonostante questo, si mantengono costanti, fedeli, gelose. Cosa che raramente fanno gli uomini.

E poi arrivano le streghe, le maghe, le meschine che cercano il loro profitto sia in amore che in potere, sempre e solo slealmente.

E Ariosto? Cosa pensa in realtà della donna?

Beh, non sembra averne sempre un'opinione molto positiva, anche se si scusa mille volte per questo con le dame che lo stanno ad ascoltare. In verità, sotto sotto, nonostante le invettive, Ariosto ama le sue donne. Arriva persino a difenderne l'adulterio, riconoscendo loro il diritto a godere degli stessi diletti amorosi che l'uomo si prende senza porsi problemi. Senza contare l'affetto commosso che traspare per alcuni dei suoi personaggi femminili. Non a caso sono queste, le dame a cui lui sembra più affezionato, quelle riuscite meglio, capaci di coinvolgerci ancor oggi.






Nessun commento:

Posta un commento