giovedì 10 luglio 2014

Reading in Progress: cavalieri e damigelle



Ci risiamo. Un'altra Reading in Progress. Ma questa volta è stato Daniele Imperi il colpevole! Lui e i suoi followers che, a proposito degli inarrivabili modelli letterari, quelli che non si potrebbero mai eguagliare nemmeno vivendo cento vite da scrittore, inseriscono così, nonchalantemente, un certo Ludovico Ariosto con il suo Orlando Furioso (1532).

Ripreso da Pinterest

Eccone un altro, direte voi, uno di quelli sempre menzionati e, nel miglior dei casi, letti solo per dovere. In effetti, la prima volta che mi capitò tra le grinfie, fu per dovere: un esame. Sì, avete capito bene, non è la prima volta che me lo leggo e no, non sono masochista.

Per chi non avesse ben presente o non ricordasse o avesse rimosso più o meno coscientemente l'entità dell'opera che ci apprestiamo a leggere, vi dirò che si tratta di un poema in ottave dal verso in endecasillabi, rimanti secondo lo schema AB AB AB CC.

Che ho detto?
Semplicemente che le strofe suonano così:
73
Così dicea l'imperator devoto,
con umiltade e contrizion di core.
Giunse altri prieghi e convenevol voto
al gran bisogno e all'alto suo splendore.
Non fu il caldo pregar d'effetto voto;
però che 'l genio suo, l'angel migliore,
i prieghi tolse e spiegò al ciel le penne,
ed a narrare al Salvator li venne.
 Questo è preso a caso dal canto XIV.

Di canti, tanto per avere un'idea della mole, ce ne sono 46, ognuno formato da un numero variabile di strofe che va da circa 80 a circa 130.

Prima edizione dell'opera. Presa da Wikipedia
A questo punto, mi verrebbe da pensare (e l'ho pensato!): ma che mi è venuto in mente di imbattermi in una lettura del genere?

Primo: è poesia! Ma non semplice poesia! È poesia del 1500!!

Secondo: non ha un inizio vero e proprio. Nel senso che attacca dove Boiardo, quell'altro che scrive gesta di Orlando innamorato (1483), aveva sospeso la sua narrazione. Senza contare che il tutto prende le fila dalla Chanson de Roland (seconda metà dell'XI sec.), caposaldo della letteratura cavalleresca di cui io non ho letto nemmeno il riassunto (vabbe', tutti conoscono almeno di fama Roncisvalle, Carlo Magno contro i mori e l'eroico Roland, retroguardia di Carlo magno, quello che per onore si lascia massacrare dai pagani e che solo con l'ultimo fiato del suo ultimo istante di vita richiama l'imperatore per offrirgli la vittoria su un piatto d'argento). Aggiungiamoci anche che, per tutta la narrazione, Ariosto dichiara che gli eventi narrati sono ripresi dalla cronaca di Turpino, arcivescovo di Reims morto nell'800 e fedele compagno di Carlo magno nella campagna spagnola contro i mori (778). Secondo alcuni, questo Turpino muore anche lui a Roncisvalle, secondo altri sopravvive e scrive una Historia Karoli Magni et Rotholandi, che in verità parrebbe del XII sec. e che non sembrerebbe raccontare proprio i fatti della Chanson de Roland. Ma su questo non mi azzardo a dire altro, non conoscendo il testo se non tramite il brevissimo riassunto che ne fa Wikipedia. 

Insomma, come minimo la lettura dell'Orlando furioso doveva aspettare quella di altri due-tre volumetti non indifferenti per contenuto e anche per lunghezza.
Ma anche più di due-tre, se poi ci vogliamo soffermare sul metro e sulle stanze, o sulla lingua etc., etc.

Ma facciamo così: facciamo finta di niente.
Parliamo di questo mostro della letteratura italiana così, senza pretese, notando solo le piccole cose, facendo finta di non trovarci al cospetto di una delle opere più alte della nostra tradizione letteraria. Prendiamolo come romanzetto d'intrattenimento, telenovela d'altri tempi. Perché, a stringere, il suo scopo era proprio questo: intrattenere il pubblico con storielle eroiche, amorose, a volte tragiche, a volte allegre.


Anticipando che tenterò di non tirarla troppo per le lunghe - anche se di cose notevoli ce ne sono, eccome se ce ne sono! -, vi invito a seguire le gesta di Orlando, paladino di Carlo Magno, che per amor di una donzella, la bellissima Angelica del Catai, perde la ragione fino a divenire un bruto invasato. Accanto a lui, incontreremo innumerevoli altri paladini combattuti tra guerre d'arme e d'amore, in uno spazio e in un tempo che vanno oltre la percezione consueta.

Ma tutto questo ed altro ancora nei post a venire.



2 commenti:

  1. Colpa mia, adesso? :)

    Mi ricordo ancora un'interrogazione che stava andando molto male per me, in italiano. La prof alla fine mi chiede: perché si chiama Orlando Furioso?

    E io le risposi: Perché s'è perso l'Orlando Innamorato.

    Voleva tirarmi addosso il mazzo di chiavi :)

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    1. Eh, beh, sì! Colpa tua e dei tuoi lettori! Ma dai, tirare in ballo il povero Ariosto! Una viene presa dalla curiosità, si chiede come possa essere un esempio per uno scrittore contemporaneo.

      E adesso, nonostante il tono polemico dell'incipit, ti confesso che hanno ragione loro, quelli che lo hanno citato! Escludendo lo stile e il metro, che non posso chiamare proprio attuali, questo Ariosto usa una miriade di trucchetti davvero ben architettati per interessare il lettore e tenerlo sempre col fiato sospeso. Fa davvero scuola!

      Comunque, le chiavi te le avrei tirate addosso anch'io! :DDD

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