martedì 4 dicembre 2018

La fiosiognomica dei Dubliners

Dubliners

Se James Joyce non avesse deciso, d'un tratto, di diventare uno dei più grandi sperimentatori del '900, credo che sarebbe potuto diventare senza dubbio uno dei miei autori preferiti.
Basta iniziare a leggere Gente di Dublino per comprendere lo straordinario scrittore che era.
Ambienti e caratteri, atmosfere e sensazioni: tutto descritto con pochi tratti vividi, evocativi, essenziali.

Ne parlo qui, appena dopo la tirata sulla fisiognomica, perché risulta lampante l'influenza che la cultura dei tratti aveva anche su un autore come Joyce, sebbene egli non si sbilanci mai tanto da farne un manifesto di carattere, come fa, ad esempio, Monsieur Dumas.
Infatti, senza mai dare giudizi personali, egli introduce le descrizioni dei suoi personaggi con sincerità, ci fa entrare nei loro squarci di vita con naturalezza, per poi rivelarci come quei tratti dei volti, quegli indizi quasi indecifrabili rivelino il vero carattere dei suoi protagonisti.

martedì 27 novembre 2018

Ancora sulla fisiognomica


Fisionomie
Se la moda di studiare i tratti e i segni esteriori del volto e del corpo per conoscere l’anima di un individuo è vecchia quanto il mondo, è nell'Ottocento che essa prende nuovo vigore e che, seriamente applicata alla nascita della criminologia, porta all'elaborazione di teorie a sostegno dell'ereditarietà non solo dei tratti somatici, ma anche della propensione all'atto criminale. La fisionomia, quale marca distintiva di tale propensione, diviene prova capace di accusare i vizi e le colpe degli uomini.

Il propugnatore di questa teoria è un criminologo e fisiologo italiano, Cesare Lombroso, nato nel 1835 e morto nel 1909. E andando a spulciare il web in cerca di sue notizie, mi sono imbattuta in una sorta di documentario un po' lunghetto, ma dalle atmosfere squisitamente macabre, proprio adatte al mese di novembre.

venerdì 23 novembre 2018

Fisiognomica e letteratura: un modo antico di descrivere i personaggi



Fisiognomica

Leggendo Les Mohicans de Paris, opera colossale di Alexandre Dumas, una cosa, tra le tante, mi ha sorpresa: l'ingenuità delle descrizioni dei personaggi.

Un personaggio è nobile? Allora la sua fisionomia lo darà ben a vedere.
Volete sincerarvi se potete credergli? Osservate l'occhio limpido e la fronte spaziosa, e potete star certi di non equivocare la sua dirittura morale.

Al contrario, l'individuo ha tratti brutti, turpi, sfuggenti? Attenti, la sua anima sarà vile, meschina, traditrice.

Ci sono eccezioni a questa regola?
Sembrerebbe di sì.
Guardate Monsieur Gerard che, grande filantropo, ha sofferto tanto nella vita: ha perso ben due cari nipoti, suoi unici parenti ed eredi della grande fortuna del fratello dipartito prematuramente, per mano di un cospiratore e assassino (che sarebbe il più turpe dei villani, se non avesse tratti nobili, fronte alta, portamento impeccabile e cosette del genere):

martedì 20 novembre 2018

Stacchetto panoramico


Tempo fa vi proposi uno squarcio della vista che da casa mia si vede sul porto commerciale. Ve lo ricordate?


Scenari apocalittici, diceva Daniele.

Ebbene no, quello non era nulla se non un tramonto suggestivo su un porto commerciale. Questo che ho scattato l'altra sera, a forse un anno di distanza, questo assomiglia molto più a uno scenario apocalittico:

martedì 13 novembre 2018

I maccheroni di Rossini




Oggi ricorrono i 150 anni dalla morte di Gioachino Rossini, il celebre compositore de Il Barbiere di Siviglia col suo Figaro.

E protagonista della diatriba con Monsieur Dumas sui famosi maccheroni napoletani.
Ho trovato recentemente una narrazione dettagliata dei fatti di quella serata a cena in casa Rossini, ma urgenze di altro genere mi rendono difficile immergermi in quella lettura adesso (scritta dallo stesso Dumas e quindi, presumo, leggermente di parte). Quindi, per celebrare la morte del famoso compositore non parlerò della volta che litigò con Dumas a cena per colpa dei maccheroni, ma vi faccio sentire un piccolo passaggio stranoto, tanto per ricordarci del perché Parigi lo adorava tanto.

Ripreso dall'Overture del Guillaume Tell, tre minutini appena. Buon ascolto.