Halloween si avvicina e, come ogni anno, viene la voglia di lanciarsi in qualche tentativo narrativo ispirato non tanto alla festa, ma al lugubre, al magico, insomma all'orrore.
Di solito arrivo all'ultimo momento con l'acqua alla gola, senza idee e senza tempo.
Quest'anno ci ha pensato un amico a ricordarmi con due mesi d'anticipo l'evento. Si suppone che con tale anticipo si riesca ad organizzare qualcosa di sensato.
Il problema, come al solito, sono le idee. O meglio, l'originalità delle idee.
Ormai si è sfruttato ogni possibile spunto inquietante, ogni luogo raccapricciante. Del resto sono millenni che l'uomo ci si mette di buona lena a inventare storie del mistero e del raccapriccio, anche se forse non si sono sempre definite dell'orrore.
E tuttavia uno ci deve pur provare ad allontanarsi dai luoghi comuni.
Quindi niente fantasmi.
Niente bambini seviziati, torturati e poi uccisi che tornano o non tornano, ma che sono comunque lì.
Basta anche con case stregate.
E boschi maledetti.
Eppure, come non negare il fascino dei boschi maledetti? Del resto,
Arriva il Crepuscolo, il mio primo racconto lungo pubblicato dalla Delos Digital, non prende spunto proprio da posti del genere?
Che poi, se uno ci pensa, non è una storia malaccio da raccontare aspettando Halloween.
Sentite qui:
***
Qualche tempo fa, vi accennai agli spunti che avevano dato il via alla pianificazione del racconto
Arriva il crepuscolo.
All'epoca
avevo fugacemente parlato della foresta ispiratrice, piazzandola da
qualche parte in Ucraina: informazione imprecisa, perché ricontrollando
mi sono resa conto che l'ameno boschetto si trova invece nella zona di
Novgorod, in pieno territorio russo. Nonostante l'informazione inesatta,
di cui mi scuso, il feroce confronto che per mesi ha visto contrapposti
l'esercito tedesco e quello russo nelle paludi di Myasnoy bor, durante
la seconda guerra mondiale, quella è tutta storia vera. Il numero dei
caduti fu enorme, talmente alto che il cimitero militare nato per
raccoglierne i resti continua a vederne crescere il conto a tutt'oggi.
Tra
coloro che scavano per riportare alla luce cimeli di guerra da
rivendere al mercato nero e coloro che lo fanno per disseppellire i
corpi dei caduti, ci sono anche quelli che si avventurano nella foresta
paludosa per studiare sinistri fenomeni.
Le testimonianze che riporto qui di seguito le ho trovate su un sito di lingua inglese,
kernmars. Simili testimonianze, più o meno dettagliate, appaiono anche su altri siti.
Galina Pavlova, capo del gruppo “Ricerca”
della città di Engels, nella regione di Saratov, riferisce di un
incidente accadutole nel 1997: “I boschi di Myasnoy Bor sono spaventosi e
mistici. Appena rimani solo, i boschi iniziano a produrre suoni. Si
possono chiaramente sentire urla di “Urrà” “Urrà”,
come se le anime senza riposo dei soldati stessero ancora portando
avanti un attacco. Il giorno in cui trovammo le mine, io ero dietro ai
ragazzi, lungo un sentiero. Mi fermai in un punto in cui gli scavi erano
già stati condotti varie volte. All'improvviso, vidi gli
alberi piegarsi tutti verso lo stesso punto nonostante quel giorno non
ci fosse vento. Chiamai i ragazzi e insieme trovammo una scatola di
legno decomposto e delle vecchie mine”.
Alexei, un “archeologo nero” (un tombarolo o, più elegantemente, un esploratore di tombe di guerra - ndr
)
che ha effettuato degli scavi nei boschi presso Bryansk, in cui era
localizzato il fronte russo tra il 1942 e il 1943, racconta una storia
interessante.
“Nel riparo di una trincea della palude
riportammo alla luce i
corpi di sei soldati russi e 11 tedeschi, quattro dei quali
appartenenti alla Wehrmacht. Tagliammo i tronchi della trincea e
scoprimmo degli
stivali tedeschi in decomposizione da cui sporgevano delle ossa. Poi
cominciammo uno scavo più attento e ritrovammo ossa pelviche, una
colonna vertebrale e delle costole. Pian piano riportammo alla luce i
resti di quattro persone. Si stava facendo buio. Per questo lasciammo
gli scheletri nella trincea e ci accampammo nella radura a 180 metri di
distanza.
Nella notte successe qualcosa. Fummo svegliati
da Valera, il ragazzo di guardia. Ci disse che stava succedendo qualcosa
di strano. Ci alzammo e ci mettemmo in ascolto. Non c'erano dubbi.
Stavamo
ascoltando conversazioni in lingua tedesca, canti, risa e clangore di
cingoli di carri armati. Eravamo terrorizzati. La mattina dopo tornammo
alla trincea. Era tutto come avevamo
lasciato, ma camminando un poco oltre, vedemmo dei fossati approntati
per
i carri armati e, più strabiliante ancora, delle tracce fresche di
carri armati”.
Un'altra
zona infestata della foresta è quella di Novokhopersk, nella sezione
orientale di Voronezh. I membri della spedizione dell'acclamato
ricercatore di fenomeni anomali Genrikh Silanov scattarono fotografie di
persone vestite in uniforme militare vicino a delle tende.
I ricercatori rimasero perplessi davanti alla figura di un soldato che portava inspiegabilmente un'uniforme ceca.
Secondo
i documenti, in quel luogo non si sarebbero dovute trovare unità ceche.
Solo più tardi scoprirono che l'Armata Rossa aveva integrato un'unità
ceca proprio in quel campo. Silanov crede che le fotografie siano un
'miraggio temporale’ creato da quella che lui definisce la 'memoria del
campo di battaglia' connessa a drammatici eventi accaduti nel passato.
Interessante, vero? E qui viene da pensare: cosa hanno visto davvero, questi ricercatori di fenomeni
anomali? Fantasmi o miraggi temporali?
Fantasie di persone ossessionate dalla guerra o la memoria del bosco che non vuole dimenticare?
Mi
piacerebbe pensare che anche i luoghi posseggano una loro memoria, e
che a volte, quasi fossero dei vecchi, si perdessero nel racconto dei
loro ricordi.
***
Ma allora, mi chiederete voi, lettori impazienti, a parte il
Piccolo Spazio Pubblicità e il bosco maledetto, che fine ha fatto la storia di Halloween di quest'anno?
L'idea c'è, la tengo per i capelli. Sono i tempi, come sempre, a fregarmi. Ma non disperiamo, magari per Natale ce la posso fare...