E dopo le Reading in Progress di D'Annunzio, diventa doveroso staccare un pochino per riprendere fiato, alleggerendoci l'animo con qualcosa di fresco e scoppiettante.
Ed eccoli arrivare, allora, i vampiri.
Avevo già in mente da un po' di tornarci sopra. Del resto, abbiamo letto Polidori e il suo The Vampyre, il capostipite. Sembra brutto ignorarlo completamente, non fosse altro per tutta la popolarità che ancora ha tra orde e orde di lettori di ogni età.
A dir la verità, al momento di aprire il romanzetto incriminato, non sapevo nemmeno che si trattasse di vampiri. Conoscevo l'autrice e questo mi bastava.
| Holly Black. Immagine ripresa da strangeandfascinating.com |
Conobbi Holly Black un tardo pomeriggio londinese, in una biblioteca in chiusura. Ero al secondo piano di questa immensa biblioteca di quartiere e correvo verso l'uscita. Beh, correvo con calma, diciamo, perché non avevo ancora deciso cosa raziare dagli scaffali che mi corteggiavano da ogni lato. Vagavo facendo la vaga, soffermandomi con un'aria tipo: "Lo so che é tardi, ma devo proprio avere questo, o forse quest'altro?". E così, chinandomi su un basso scaffale, senza ormai reale speranza di portarmi a casa qualcosa, vidi questo:
Come si può resistere ad una simile copertina? Ora, questa è una pallida copia dell'oggetto che mi capitò tra le mani: il cartone in rilievo, il glitter, i colori pastello su un fondo scuro... e niente rosa o fuxia dominanti!
Lo presi al volo e lo lessi anche al volo e altrettanto al volo corsi in libreria a comprare lui e Valiant (2006), un altro romanzo della stessa autrice, sullo stesso stile. Per molto tempo, o per quello che a me sembrò molto tempo, attesi il terzo volume e, una volta lettolo, continuai ad attendere. Sfortunatamente, la serie di Racconti Moderni di Fate si esaurì con quel terzo volume, Ironside (2007). Ne sono usciti altri, di Holly Black, ma non mi hanno mai preso come questi tre e per questo mi ero un po' distaccata della sua produzione.
Ma per qualche strano caso della vita, qualche sera fa, speculando su quale direzione dare alle mie letture, mi è venuta la curiosità di andare a vedere cosa aveva combinato in questi anni d'abbandono lei, Holly Black. E mi sono ritrovata a comprare, senza pensarci troppo su, un romanzo dal titolo insulso, The coldest girl in Coldtown (2013), che tradotto suona: "La ragazza più fredda nella Città fredda". Orribile! Non ho nemmeno letto la trama. Quindi non sapevo che si parlasse di vampiri. Se lo avessi saputo, probabilmente, in tutta onestà, non l'avrei preso. Ormai non mi fido più dei prodotti vampireschi che girano al giorno d'oggi.
E avrei sbagliato.
Mentre buttavo giù delle considerazioni sul romanzo, mi sono resa conto che sono moltissime le cose degne di nota, tante che racchiuderle in un solo post sarebbe difficile.
Sarò schematica, allora. E siccome quella della sintesi non è la mia dote migliore, mettetevi comodi.
Cose che fanno di questa opera di vampiri una lettura piacevole e abbastanza originale:
- La presa di distanza da tutta la produzione vampiresca contemporanea
I vampiri sono cattivi, paurosi, ogni tanto anche pazzi e, soprattutto, hanno fame!
- La tecnologia moderna, la rete, i blog e il giornalismo d'assalto imperano
- Considerazioni filosofiche sui vampiri e sulla loro natura
Una volta si diceva che mascheravano l'impulso sessuale, che erano libertini e dongiovanni trasfigurati. Oggi, vista anche l'evoluzione del genere, l'autrice ed i suoi protagonisti si chiedono di nuovo: Cosa è il vampiro?
Qualcuno colpito da una malattia che lo trasfigura in un mostro?
Qualcuno posseduto da un demone malvagio assetato di sangue umano?
Oppure è uno stato in cui l'umanità del soggetto colpito viene potenziata esponenzialmente, fino a trasformare la persona in un essere talmente succube della sua stessa umanità che leggi morali e sociali, ossia categorie imposte dall'esterno, non riescono più ad arginare la sua reale essenza?
E poi ci sono i personaggi che non ricalcano i soliti schemi (bella da salvare, vampiro-eroe, amico-aiutante, etc.).
Ci sono anche delle scene che a me non hanno entusiasmato troppo, anche se a mente fredda ammetto che sono funzionali alla storia (simil avvinghiamenti di corpi), ma rispetto alle cose positive, questa sembra una piccola debolezza che magari non disturberà altri lettori.
E, per completare l'opera, anche in questo caso Holly Black riesce a trovare il modo di stupire col finale. Con un colpo di penna, ti tira fuori dalla borsetta un risvolto inaspettato, completamente in sintonia con lo sviluppo precedente della storia. Del resto, è questa una delle cose che mi piace di lei: riesce sempre a tirarti fuori il coniglio dal cappello.
Tuttavia, non c'è nulla da fare, è impossibile ricreare le sensazioni che i suoi primi romanzi trasmettevano; diciamo a sua discolpa che anche i suoi lavori successivi non mancano di ingegno. Il tutto su una solida base culturale e storica del genere, che non guasta mai.
NON - LEGGETE - HOLLY - BLACK - IN - ITALIANO!
Quando un traduttore di libri per ragazzi si ritrova a fare una traduzione per ragazzi, di certo non perde tempo ad inventarsi frasi e frasette che esprimano il concetto nel modo più leggero e, allo stesso tempo, più immediato possibile. Dovrebbe, lo so; ma di solito pensa che il giovane adulto non vuole bellezza, ma azione. Ne deriva una traduzione approssimativa che perde molte sfumature preziose e anche un po' della magia iniziale.
Senza contare che è vero, le frasi di Holly Black sono a tratti davvero risicate. In italiano questa brevità potrebbe diventare persino fastidiosa. Quindi, se potete e se vi va, Holly Black va letta in inglese.
Ecco, ora ho proprio finito. Beh, forse non ho detto proprio tutto, ma magari aggiungerò altro al prossimo libro di Holly Black che salterà fuori.
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