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martedì 17 luglio 2018

Piccolo Spazio Pubblicita: il ragazzo dall'occhio cieco

Bollicine
Che poi, a essere chiari, non parlerò proprio di becera pubblicità, oggi.
Diciamo che sembra sensato ricordare a me stessa - e a voi - a che punto sto nel mio lavoro quotidiano di scrittrice di storielle più o meno storiche, più o meno fantastiche.

Se vi era già venuta curiosità e avete sbirciato tra i racconti che ho scritto fino ad ora, avrete notato quella che io mi incaponisco a chiamare la storia del ragazzo dall'occhio cieco, ma il cui titolo pubblico e pubblicato risulta invece Il sangue degli infanti. Prima o poi ripescherò il post che racconta da dove viene il titolo, ma per ora parliamo d'altro.

Definire questo racconto non è semplice. Che sia uno storico, questo è fuor di dubbio. C'è del soprannaturale, e anche su questo, be', c'è poco da dire. E c'è un piccolo mistero giallo: i bambini spariscono, qualcuno li rapisce, bisogna trovare il colpevole.

I protagonisti sono principalmente due, almeno in linea di principio: un vecchio monaco e un ragazzo con un occhio cieco, o che almeno tutti credono cieco, ma che in verità vede ciò che altri non sono in grado di vedere, almeno non da soli.

La storia di questo ragazzo di nome Suna è particolare e anche un po' contorta. Prima di tutto, Suna vive con una donna molto più grande di lui e la considera la sua donna. Una scelta un po' bizzarra, lo ammetto, e qualcuno l'ha anche criticata: mio marito in primis. "Non potevi mettergli accanto una giovane pulzella?"
"Ma perché te la prendi tanto", ho cercato di giustificare la scelta del mio personaggio, "anche Macron, il presidente francese, ha una moglie un po' più stagionata di lui". "Appunto", è stata la risposta del marito, con una serie di espressioni mimiche facciali che ben rendevano l'idea di come considerasse la cosa.

A parte quel che pensa il marito, non vorrei che questa scelta particolare del protagonista, e anche della scrittrice, venisse presa come un desiderio di stupire in qualche modo morboso la curiosità del lettore, perché non è proprio questo l'intento. In verità, quella è semplicemente la naturale evoluzione della storia personale dei personaggi.

Dovete sapere che Suna, come anche la sua donna, vengono da un altro romanzo, precedente al racconto lungo che li vede protagonisti: semplici personaggi minori, destinati ad avere una parte marginale o, nel migliore dei casi, secondaria in una storia d'altri.
Ma poi il romanzo languiva: la linea generale c'era, sapevo come iniziava e vedevo bene dove sarebbe finita, ma, come spesso accade con le storie che vogliono essere narrate come dicono loro, rimaneva bloccata in un vago trascorrere di eventi che non trovava una forma accattivante, non maturava in una narrazione avvincente. E allora mi arresi e, un po' esasperata dalla sua caparbietà, la lasciai in pace. Ma lei no, o almeno non si lasciò gettar via con una scrollata di spalle. Piuttosto si trasformò in qualcosa d'altro.

La nuova creatura, spostata nel tempo e nello spazio, iniziò a raccontare non più le avventure del primo protagonista e delle sue vicissitudini, ma piuttosto del bambino con un occhio solo che viene affidato a una donna che molti credono essere una strega.

Questa è l'origine dell'incontro del ragazzo dall'occhio cieco e della sua donna. Naturalmente la cosa suona ancora un po' morbosa ("Ma gli ha fatto da madre! Questo è un incesto!" - voce del marito in sottofondo). Ok, non è di certo un rapporto sano, visto da fuori. Il fatto è che bisogna vederlo da dentro, nelle dinamiche emotive di due esseri profondamente soli ed emarginati.
Ma adesso non vorrei cadere nell'errore di giustificare una scelta che dovrebbe essere in grado di giustificarsi da sola, nel contesto della storia. Per questo, a questo punto, spernacchio il marito, a cui tuttavia la spiegazione l'ho data (e che, come c'era da aspettarsi, non ha voluto recepire) e taccio.

Viste le premesse, sarà chiaro al lettore che l'ombra del romanzo abortito compare e comparirà in mille modi diversi non solo in questo primo racconto, ma anche nei prossimi capitoli in lavorazione. Riflettendoci, forse è proprio questo il modo in cui quell'altro romanzo, quello che non ha mai avuto un titolo, vuole essere raccontato: attraverso la storia di Suna, il ragazzo dall'occhio cieco.

Perché quando le storie vogliono essere raccontate non c'è maniera di farle star zitte. Bisogna solo capire quale sia il modo e il tempo a loro più congeniale.




martedì 1 maggio 2018

Curiosità d'altri tempi

Evangelario porporato di Rossano, VI secolo

Nello scorso post si parlava di Anno Domini, il blog dei miei interessi storici per lo più orbitanti intorno al VI secolo. Quel blog ormai rimane negletto e abbandonato. Eppure c'erano delle idee che mi dispiace abbandonare.
Una di queste, forse la più faceta, era la lista delle usanze o delle piccole cose d'uso quotidiano, delle abitudini e di quant'altro suona bizzarro e che mi capita di scoprire mentre scrivo le mie storie.
In verità, il blog ha smesso di esistere ben prima che quello delle curiosità divenisse un appuntamento fisso. Tuttavia, vorrei tentare di inserirlo qui, di tanto in tanto, un po' come capita e a sorpresa. E poi è simpatico giocare con queste piccole inutili informazioni e immaginarsi la storia che potrebbe uscirne fuori.

E qui mi si domanderà: Che tipo di dettagli ci vuoi propinare?
Qualcosa del genere:

***

  • Da Cartagine si arrivava a Hippo Regius (Ippona, la città di sant'Agostino) in dieci giorni di marcia;
  • La pergamena, in Italia, si ricavava da pelle di capra o pecora (diciamo d'agnello) non conciata, ma in Gran Bretagna e in Irlanda si preferiva usare quella di vitello. Verso il V secolo la pergamena sostituisce il papiro. Inoltre, si poteva anche colorare: del VI secolo è il codice purpureo di Rossano, un manoscritto color porpora scritto con inchiostri d'oro e d'argento. E per quanto alla scrittrice d'oggi possa sembrare un po' macabro (nella sua mente contorta il rosso si associa al sangue), a quei tempi era simbolo di regalità e magnificenza.
  • All'attacco di un lupo solitario si reagisce con aggressività: si fa molto rumore, si gesticola in modo aggressivo e si urla, mantenendo il contatto visivo. Soprattutto MAI voltargli la schiena. Bisogna restare calmi, perché i lupi sentono la paura. Bisogna indietreggiare pian piano e cercare di evitare l'attacco diretto: i lupi sono molto svegli e forti, non ci sarebbe gioco. Naturalmente, questo in caso di un solo lupo. Quando sono in branco, be'... una buona preghierina potrebbe aiutare.
  • Il legno dell'ontano nero appena tagliato si colora di un intenso rosso-arancio, stesso colore che caratterizza la sua linfa.
  • Se si ha necessità di sfuggire all'inseguimento di cani all'aria aperta, il metodo migliore risulta tuffarsi in un cespuglio di lavanda: i cani ne odiano l'odore.
  • Il miele era usato molto in medicina come antisettico. Scorte generose venivano portate in guerra, tanto da riempire interi carri.  
  • Il tasso (l'albero) è velenoso, ma questo si sapeva. Quello che non sapevo è che la sola parte non velenosa sono gli arilli, delle specie di frutti che non sono frutti e che proteggono il seme. Sono rossi come bacche, belli a vedersi, e si possono mangiare. Il problema è non ingerire null'altro dell'albero, perché porta a morte certa (e ho anche scoperto come si muore, ma non vale la pena di soffermarcisi troppo).
  • La torcia, o fiaccola che dir si voglia, si consuma in un lasso di tempo che va dai 45 ai 60 minuti.
  • Al tempo di Plinio il vecchio (I secolo d. C.) in Arcadia, nel Peloponneso, si faceva un vino che faceva feconde le donne e rabbiosi gli uomini. In Acaia, anche questa da qualche parte in Grecia, una certa uva provocava aborti, tanto che le donne gravide non potevano mangiarne.

Ho anche imparato, in linea moooolto teorica, ad accendere un fuoco con un acciarino. E qualche parolina davvero graziosa, accostabile al contesto della montagna e del fiume.

***

Queste sono le cosette che ho imparato durante la stesura del nuovo capitolo delle storie del ragazzo dall'occhio cieco, il protagonista de Il sangue degli infanti. Alcune di queste informazioni sono entrate nella nuova storia, altre rimangono in attesa di trovare una diversa collocazione.

E siccome bisogna finire di raccontare la storia del passato del ragazzo con un occhio cieco, sono sicura che tra non molto un'altra lista sarà compilata. E, naturalmente, pubblicata. 



venerdì 27 aprile 2018

Tra storia e scrittura: Anno Domini 500


Canti gregoriani
Nel 2017 ho aperto un blog che poi ha esaurito il suo slancio iniziale verso la fine dello stesso anno: AnnoDomini500.
Il progetto nasceva dal desiderio di parlare della storia in cui i miei lavori si collocano, ossia quella del VI secolo, delle sue curiosità e dei suoi personaggi.

Molti di quei post li considero ancora buoni non solo per quello che raccontano, che poi è quello che mi appassiona di più, ma anche per come descrivono la mia trasformazione da lettrice onnivora a scrittrice di storie ambientate nel VI secolo. Per questo penso di tornare, di tanto in tanto, ad attingere materiale proprio da lì , per poi riproporlo qui.

Così, oggi, vi propongo il post Il VI secolo: quanto ne sappiamo, un breve riassunto delle cose che non si sanno o non si ricordano del secolo in cui i Goti - ma anche i Longobardi - regnavano in Italia.

*** 

Non sarà sfuggito al lettore accorto che la materia intorno a cui il mio interesse principale ruota, e che, per inciso, fornisce materiale alle mie storie, ha parecchio a che vedere con un VI secolo molto lontano e molto dimenticato, dai più considerato una sorta di lasso temporale sfocato, capitato a mezza via tra un fastoso impero romano e un tetro medioevo.

Per dimostrare quanto poco ci è rimasto nella memoria di questo periodo indefinibile, che non è più né antichità, ma nemmeno medioevo, provate a fare un esperimento. Prendete la prima persona che vi capita a tiro e chiedetele a brucia pelo: cosa succedeva nel 500 dC? C'era ancora l'impero romano? Chi governava l'Italia? E quali furono gli uomini che si distinsero tra i tanti, se ce ne sono stati?

Ebbene, probabilmente qualcuno vi risponderà a ragione che sì, l'impero romano c'era ancora, ma solo una metà di quello che era stato, e più esattamente quella d'oriente, nota al giorno d'oggi come Bisanzio. Solamente che all'epoca i bizantini si chiamavano e si credevano romani fino al midollo. Bizantini sono stati definiti molto più tardi, dagli illuministi, quando ormai il loro impero non era che un ricordo lontano tre secoli.

Per altri potrebbe suonare banale menzionare il fatto che l'Italia del VI secolo fosse diventata il regno di ben due popoli barbari – Ostrogoti prima e Longobardi poi, e che contemporaneamente, fin dagli anni 30, anche i romani d'oriente vi si trovavano a farci la guerra, nel tentativo di riconquistarla.

Meno banale diventa la faccenda se si cerca di ricordare i nomi dei protagonisti dell'epoca.

Un posto d'eccellenza meritano gli imperatori d'oriente, Giustiniano e Teodora, quelli che hanno tappezzato di loro ritratti la chiesa di San Vitale a Ravenna; personcine oggetto di infiniti pettegolezzi, visto che nelle loro vite precedenti erano stati l'uno figlio di pastori e l'altra prostituta del circo.
Alla storia lasciano riconquiste importanti di territori ex-romani, canonizzazioni di leggi di cui noi seguiamo ancora i precetti, normalizzazioni nelle diatribe religiose all'interno dell'infinita anarchia delle eresie pseudo cristiane del tempo, e alcuni dei più importanti monumenti dell'alto medioevo, non per ultima Santa Sofia a Istanbul, eretta sulle fondamenta di una chiesa precedente distrutta a seguito di una rivolta del tempo.

Interno Hagia Sophia, Istanbul

I nomi di questi due suonano squillanti nelle memorie storiche. Ma poi ci sono anche personaggi insospettabili. Ci sono filosofi. Sì, gente di cultura in un'Italia piena di barbari, l'avreste immaginato? Severino Boezio, ad esempio, personaggio che con le sue opere influenzerà la filosofia cristiana del medioevo, tanto che verrà considerato uno dei fondatori della filosofia Scolastica, quel pensiero che cerca di conciliare la fede cristiana con il sistema di pensiero razionale che è proprio della filosofia greca.

E poi ci sono i santi: Benedetto da Norcia, che scrive una Regola per i monaci cenobiti ancor oggi in voga (il famoso hora et labora), o Gregorio magno, il papa che ne fece proprio tante: epurò la Curia, promosse il dialogo con i barbari, convertì popoli lontani, aiutò a risollevare dalle miserie di una guerra quasi secolare la gente del nostro paese, organizzò e coordinò le varie diocesi (per la prima volta un papa di Roma assumeva un ruolo di autorità riconosciuta da tutti gli arcivescovi sparsi qua e là) e, non per ultimo, introdusse il canto gregoriano nella liturgia.

Accanto ai monaci santi, ci sono anche quelli un po' meno santi, ma in odore di santità, a cui l'occidente tutto, e non solo, è grato per la loro lungimiranza. Cassiodoro Senatore, ad esempio, che dopo essere stato il braccio destro di re e regnanti ostrogoti, alla corte in cui lo stesso Boezio, nominato poco sopra, aveva fatto una carriera simile, si fa monaco, si ritira nelle sue vaste proprietà a Schillace, vi fonda una biblioteca e intorno un monastero, e impone ai suoi monaci non solo di pregare e fare opere di carità, ma di copiare, copiare e copiare: testi religiosi prima, e poi anche quelli antichi di varia tradizione. I suoi libri saranno talmente famosi da avere un ampio mercato in tutta Europa. Poi, i benedettini, vedendo che era cosa buona e giusta, riprendono l'abitudine e tutti sanno dove si è andati a finire.

Di personaggi e di storie interessanti ce ne sono a migliaia, alcune di minima importanza per i posteri, altre invece dalla risonanza talmente ampia da forgiare la storia successiva. Come si fa a lasciare inesplorato un simile secolo? Eppure pochi sembrano essersi accorti di lui. Lo dimostra lo scarso interesse che la narrativa ha avuto nei confronti dei protagonisti dell'epoca.
Non dico che sia sempre stato così, qualcuno di famoso ci ha pure scritto su, ma al giorno d'oggi, a voler cercare un buon romanzo sui goti, ad esempio, si rimarrebbe parecchio frustrati.
Pochi di più si interessano ai Longobardi, probabilmente perché si hanno più informazioni su cui lavorare, visto che il loro regno in Italia è durato qualche secolo.

Non sempre questi testi risultano letture semplici e forse anche questo tiene lontano il lettore dal romanzo storico di questo periodo. Di conseguenza, anche lo scrittore se ne tiene alla larga, non osando chiedere al lettore di sostenere lo sforzo a volte notevole di entrare nell'universo alto-medioevale, un mondo permeato di dinamiche sconosciute, spesso persino inverosimili.

D'altro canto, mi direte voi, non è forse il compito dello scrittore accompagnare il lettore in questa riscoperta nel modo più piacevole possibile? Certo, ed è da qui che si distinguono i bravi scrittori da quelli mediocri.
Eppure molte delle cose interessanti che l'autore è costretto a lasciar fuori dalla narrazione per renderla, appunto, il più piacevole possibile, potrebbero a loro volta illuminare in modi misteriosi la lettura per donarle un ulteriore piano di comprensione persino più appagante.

E allora? Cosa ci facciamo di tutte quelle interessanti informazioni che restano tagliate fuori dal romanzo, ma a cui, tuttavia, appartengono e, anzi, sono fondamentali per la sua completa godibilità? Come poterle trasmettere rimanendo fedele allo spirito d'intrattenimento che deve essere l'obiettivo principale del testo?

***

All'epoca di questo post credevo che la soluzione a queste domande fosse aprire un blog e infilarci dentro tutte le curiosità e le informazioni necessarie ad acquisire una visione più ampia e precisa del periodo. Ma non avevo calcolato l'impegno che un simile lavoro avrebbe richiesto.
Non per questo rinuncio a studiare e raccontare il VI secolo, ma senza l'accanimento di una volta, con un passo più rilassato: quando capita.

Questo post, originariamente, finiva con una domanda che oggi vi ripropongo, per gioco:

Se vi domandassero cosa è successo nel VI secolo, quali i protagonisti, o anche solo i barbari in circolazione, sareste in grado di nominare una cosa memorabile, o anche solo degna di attenzione?



martedì 10 aprile 2018

Trasformazioni

Sky and Water I, M.C. Escher, 1938

È passato davvero tanto tanto tempo dall'ultima volta che ho messo mano a questo blog. Anni.

Nel mentre sono capitate molte cose.

La principale: ho iniziato a scrivere.
Come si sente spesso dire in giro, una passione coltivata segretamente per anni, dall'infanzia, eccetera, eccetera...
Detto tra noi, questo non lo considero affatto un punto a mio favore, visto che diffido ferocemente degli scrittori che iniziano a imbrattare quaderni fin dai tempi della culla.

Anche l'essere donna e parlare prettamente di uomini e di guerre e di barbari non depone esattamente a mio favore, ma che ci volete fare: uno scrive ciò che vorrebbe leggere. E, almeno per il momento, a me interessa quel genere lì, lo storico antico, per lo più dimenticato, possibilmente non proprio mitico, ma nemmeno troppo realistico. I frutti, pochi per ora, li trovate descritti con cura nella pagina Cosa scrivo e, in forma più succinta, al fianco, nella colonna di sinistra.

Ad un certo punto di questo lungo periodo di silenzio ho anche deciso di non starmene più zitta e ho aperto un blog da un'altra parte.
Anche quell'esperienza si è esaurita in fretta. È difficile produrre post di buon valore a scadenza tanto frequente da non essere dimenticati, soprattutto se uno degli obiettivi principali della scrivente è dare il giusto tempo alle cose importanti: la scrittura, prima di tutto. Ma anche i compiti delle pargole, i giochi al parco, la casa... insomma, la vita monotona di una mamma a tempo pieno.

E così, ad un tratto, ci si decide a ritornare sui propri passi e a dirsi che, sotto sotto, non sarebbe un'idea tanto becera riassumere tutto in un unico blog, arricchirlo, magari usarlo per tener traccia di un po' di cose, ma senza ansie da prestazioni.
Nel tentativo di non arenarsi ancor prima di ricominciare, si potrebbe ripartire proprio da qui, da questo angoletto di letture a cui mi sento ancora molto legata.

Alcuni buoni blogger, e anche buoni amici, dicono che prima di trovare la formula giusta per un blog riuscito bisogna sperimentare, aggiustare il tiro, perderci anche un po' di tempo.
Io, allora, ho deciso di provarci, di riprendere quello che di buono c'era nella botola segreta e aggiustare il famoso tiro.
Prima di tutto proviamo a cambiare qualcosa nella grafica. Non troppo, giusto il necessario. E poi, probabilmente, anche nel tenore delle chiacchierate.

Poi bisognerà decidere la frequenza dell'uscita dei post. Due post alla settimana suona fattibile per il momento: non troppo spesso da esaurire in un momento i miei argomenti, ma nemmeno tanto di rado da diventare un'estranea a chi ha piacere di rimanere in contatto. 

E poi...
E poi vedremo.

L'importante è assecondare l'entusiasmo e ricominciare. O sbaglio?