Visualizzazione post con etichetta Lady Caroline Lamb. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lady Caroline Lamb. Mostra tutti i post

martedì 5 novembre 2013

Stacchetto oppiaceo




Una delle tante stranezze di Lady Caroline Lamb: faceva uso di laudano.

Ma...
Vendita di laudano, foto da Frances hunters

Ma non era la stessa sostanza prescritta a tre quarti della nobiltà inglese da medici e farmacisti?

Ehm...

Beh...

Sì, in effetti.

Siccome ammetto la mia ignoranza in oppiacei e droghe simili (ma anche diverse), sono andata ad informarmi.

Il laudano, anche detto tintura di oppio, è un composto a base di alcool e oppio con effetti narcotici. Tra i tanti effetti collaterali c'è anche l'assuefazione fisica e psicologica.

Veniva prescritto un po' come il nostro Prozac o affini e gli effetti dovevano essere simili.


Collana con bottiglia di laudano (trovata su Etsy)

Sarà stata anche drogata, ma era in buona compagnia, la nostra Lady Caroline Lamb. 



giovedì 31 ottobre 2013

Ancora su Glenarvon



Curiosando qua e là sul web, ho trovato qualche strambo lettore curioso che, come me, ha avuto la pazienza di andarsi a cercare e leggere Glenarvon, probabilmente sulla scia di una infatuazione per Lord Byron.

   
Hieronymus Bosh, La nave dei pazzi.
Uno di questi, commentando il romanzo, mi ha fatto riflettere. L'impressione che ne trae mi ha colpita, lo devo ammettere, perché probabilmente è proprio quella che i contemporanei di Lady Caroline Lamb ebbero all'epoca della prima uscita del romanzo: un'invasata che tenta di dileggiare Byron.

Eppure, questi due assiomi incessantemente appiccicati alla figura di Lady Caroline Lamb potrebbero essere ridimensionati, quando non persino stravolti, se si leggesse l'opera non solo in funzione del mito della donna ossessionata dall'amante traditore.

Pazza lo era. O almeno tale fu diagnosticata, tanto da minacciarla di rinchiuderla in istituto se non avesse accettato passivamente la "reclusione" in una tenuta di famiglia e la proibizione di scrivere altro.
Ma poi ti imbatti in un articolo di Leigh Wetherall Dickson, The Construction of a Reputation for Madness: The Case Study of Lady Caroline Lamb, e allora ti viene il dubbio che la definizione di pazzia, come anche la sintomatologia per cui viene diagnosticata, possa variare di epoca in epoca.

Così si scopre che i sintomi che denotano la pazzia morale nell'800 somigliano parecchio a quelli che nella nostra epoca verrebbero accostati ad un carattere poco incline al piegarsi alle convenzioni e forse anche un pochino esasperato (ed esasperante)  nei suoi tentativi di imporsi.

Questa strana malattia del XIX secolo colpiva per lo più donne dell'alta società, lasciate libere di annoiarsi a loro gradimento e che nonostante tale libertà, sentivano il bisogno di sottrarsi agli schemi di comportamento imposti. Ma da questo stato mentale distorto non erano avulsi nemmeno gli uomini. Basti pensare che all'epoca del divorzio, persino a Lord Byron era arrivato a casa un medico mandato dalla sua dolce metà al fine di accertare se non fosse davvero pazzo, visti i chiari sintomi che dimostrava nel suo contegno.
Certo, anche lui non è che si adattasse pronamente alle convenzioni morali dell'epoca.

Ok, innegabile dire che Lady Caroline non era proprio un tipino comune. Ma forse è proprio per questo che le fu affibbiata l'etichetta di pazza. Non era simile alle altre ladies che, pur tradendo e mantenendo relazioni con altri uomini, rimanevano discrete, silenziose nel loro ruolo di mogli affettuose. Non subiva passivamente le imposizioni esterne, nemmeno quelle del suo amante quando questi, stanco dei suoi eccessi, la lascia. Anzi, lo rincorre, lo tormenta, denuncia la loro relazione e crea scandalo in una società che la condanna non tanto per la relazione in se stessa, quanto per la mancanza di discrezione.

Vista in questa ottica, dietro la pazza si nasconde in verità una donna molto intelligente, forse un pochino instabile nei suoi cambi d'umore ed eccessiva nelle sue manifestazioni emotive, ma soprattutto ribelle, e nulla più.

Da una donna così ci si può aspettare di tutto, persino che scriva un romanzo-resoconto delle sue tresche amorose nel tentativo di discreditare il suo amante incostante.
Ma siamo sicuri che fosse solo questo lo scopo di Glenarvon?

Non so, se avesse voluto solo esporre Lord Byron alla gogna pubblica, probabilmente non avrebbe aspettato la sua partenza. In fondo, la conclusione della loro liaison risale al 1812, mentre il romanzo esce nel 1816, un mese dopo la partenza del Lord.

Forse ci potrebbe essere stata un'altra intenzione, allora. Un'altra chiave di lettura che fa meno leva sul pregiudizio comune della donna ossessionata dall'amante.

In un periodo in cui non sperava certamente più in una riconciliazione con il suo oggetto del desiderio, dopo tanti scandali alimentati da lei stessa, dopo tante parole e cattiverie dette e scritte, Lady Caroline si ritrova a scrivere il suo primo romanzo, di getto. Ne esce fuori il racconto di una giovane donna e del suo milieu che tanto la soffoca con le sue regole di comportamento ipocrite e la sua frivolezza. Con una accanita lucidità si auto-analizza, riconosce i suoi difetti caratteriali, ripercorre le tappe della sua vita: il matrimonio felice, l'entrata in società e il cambiamento che essa opera su di lei, l'arrivo dell'amante dispotico che vuole tutto per sé e che la incoraggia persino a fuggire con lui, l'abbandono da parte del crudele, la richiesta del perdono finale al marito e la sua stessa morte, accanto alla morte di altre e altri che come lei sono stati ingannati o offesi dal comportamento di Lord Ruthven. Un bello spoiler veloce veloce, vero?

Naturalmente, nella realtà Lady Caroline non muore, almeno non fisicamente. Ma forse qualcosa di lei, trasfigurata nella sua immagine romanzata, lo fa.

Lo so, può sembrare un azzardo identificare la morte dell'eroina con una specie di catarsi della scrittrice. Alla fine l'eliminazione fisica della peccatrice era d'obbligo negli schemi del romanzo ottocentesco. L'eroina adultera, non trovando una collocazione conveniente nella società, nonostante tutto il pentimento che la coglie, non può far altro che togliersi dalle scene con una bella morte.
Eppure mi suona strano che proprio nel finale Lady Caroline si adegui alle convenzioni romanzesche, permettendo alla sua eroina di fare ciò che lei stessa non si sarebbe mai permessa di fare: morire in silenzio. Non sarebbe da lei.

E se, nelle intenzioni della scrittrice, fosse solo una delle tante anime dell'eroina-scrittrice a morire? Quella che era stata posseduta dall'ossessione dell'amante?

Voi mi direte: ma non potrebbe essere solo uno stratagemma narrativo? Se lei e gli altri non muoiono, come fanno i fantasmi a perseguitare il cattivo?

E pure questo è vero. Ma mi sorge il dubbio che i fantasmi persecutori non siano solamente il colpo di scena del finale, ma anche una specie di anatema scagliato contro il Lord Ruthven in carne ed ossa: sii perseguitato dai "fantasmi" che le tue stesse azioni meschine hanno creato. In parte, conoscendo Lord Byron, questo poteva essere un augurio efficace, visto che nonostante le sue turpitudini, era un uomo capace di provare sensi di colpa, anche se incapace di imparare dai suoi errori.

Che Lady Caroline sia riuscita o meno a liberarsi della sua ossessione per Lord Byron attraverso il suo romanzo, non potrei giurarlo. Credo tuttavia che questa chiave di lettura possa valere bene, se non meglio, di quella che molti si ostinarono e si ostinano tutt'oggi a vedervi.
Poster del film

Se vi ha incuriosito la storia di Lady Caroline Lamb, vi riporto questo link: http://www.sjsu.edu/faculty/douglass/caro/index.html
Qui ci sono molte informazione, anche se in inglese.

E come ultima chicca, vi dico solo che nel 1972, o '73 (non si capisce bene), è uscito un film con Lady Caroline Lamb come soggetto. In italiano suona come Peccato d'amore, in inglese semplicemente Lady Caroline Lamb. Non sono riuscita a vederlo e quindi non so dire quanto i personaggi e la storia siano fedeli alla verità, ma mi piaceva molto la locandina. :D





martedì 29 ottobre 2013

Lord Ruthven e l'amante




Prima di tutto, inizio con le presentazioni:


Lady Caroline Lamb, ritratto di Sir Thomas Lawrence

Lady Caroline Lamb, nobildonna dall'intelligenza vivace e dal caratterino a tratti impulsivo o isterico, che dir si voglia; diagnosticata pazza, oltre che facente uso di oppiacei. Amante di Lord Byron nel 1812 per pochi mesi, ossessionata da lui e sua persecutrice.
Scrittrice a tempo perso.

Questa è l'idea che, più o meno, ci si fa leggendo le varie biografie che di lei sono state proposte, eccezion fatta forse per quella di Paul Douglas, Lady Caroline Lamb: a biography, 2004. Beh, non di certo un ritratto lusinghiero, tanto più che la sua produzione viene presto liquidata come frutto della sua ossessione amorosa per Byron.

Ed eccolo ancora, questo Lord Byron, ripresentarsi come personaggio portante in questo dedalo gotico.

Probabilmente ricorderete che nel 1816 il nostro poeta parte per il suo esilio auto-imposto nel tentativo di evitare il disprezzo pubblico. Negli anni precedenti non solo si attirò addosso la fortuna grazie ai suoi versi, ma anche e soprattutto scandali su scandali, fomentati tra l'altro dalla relazione con Lady Caroline che non faceva segreto della loro storia, nonostante fosse felicemente sposata. Ebbene, proprio nello stesso anno 1816, un mese appena dopo la sua partenza, esce il romanzo Glenarvon, firmato Lady Caroline Lamb.

In Glenarvon ci troviamo un po' di tutto: il crudele amante possessivo e ingannatore, losco figuro con altarini segreti, il delitto primitivo che dà un tono orrorifico al tutto, il seduttore impenitente, le povere vittime che muoiono per amore, il motivo risorgimentale in una Irlanda dalle fosche tinte, i manieri lugubri e le apparizioni di pazzi, spiriti e fantasmi, ingredienti insaporiti di tanto in tanto da una manciata di battute moraleggianti e di condanne non troppo velate all'incapacità della classe dominante di fare il bene del paese, immersa com'è nel futile e nel dolce far nulla.

Insomma, senza cantarla troppo, uno dei tanti polpettoni gotici, direte voi.
Forse, se non fosse che Lady Caroline Lamb, quando racconta la storia portante del romanzo, ovvero la vicenda di seduzione dell'eroina, non fa altro che raccontare di sé e della tresca amorosa con Lord Byron. E arriva ad una tale onestà nell'esposizione da includere nel romanzo persino lettere e stralci della loro corrispondenza privata.

Lady Caroline Lamb
Spudoratamente pubblicizzata fin dall'inizio, la storia d'amore con Byron a questo punto diviene non solo ancor più di ampio dominio, ma viene persino trasmessa ai posteri. Inutile dire che la figura del Lord ne esce piuttosto malconcia: naturalmente è lui il seduttore spietato, l'insurrezionalista traditore della causa appena l'occasione lo domanda, l'involatore di vergini morigerate e distruttore della serenità di intere "rispettabili" famiglie. Che poi anche dietro a queste famiglie, fin troppo simili a quelle del suo ambiente, ci siano altarini degni di romanzi scabrosi, passa in secondo piano, anche se i suoi cari non la pensarono proprio così e la fecero dichiarare pazza.

Ok, diciamo che il personaggio cattivo che Lady Lamb crea non è un genio del male assoluto. Sembra più un essere tormentato, che ama intensamente e altrettanto velocemente dimentica la sua passione appena l'occasione gli offre una nuova vittima. Ma lo fa senza malizia, senza preterintenzionalità, e sempre dolorosamente consapevole dei suoi delitti. È semplicemente la sua natura.  Nonostante questo, ciò non fa di lui un essere meno crudele agli occhi della società inglese che subito riconosce l'ombra di Byron.

A questo punto ci resta solo da svelare il nome del personaggio romanzato ispirato dalla figura di Lord Byron. Non credo che qualcuno si stupirà nel sentirlo chiamare Lord Ruthven, lo stesso nome e carattere ripreso da Polidori per il suo vampiro.

Che Polidori fosse a conoscenza della storia tra Lady Caroline Lamb e Lord Byron, ma anche del romanzo Glenarvon, era sicuramente probabile. Anche perché a ben leggere il suo racconto c'è un piccolo riferimento allo stuolo di donne sedotte che ricorda tanto il caso di Lady Caroline:
Infine, tutte quelle donne che lui aveva cercato, apparentemente ad onore della loro virtù, da quando lui è partito hanno gettato la maschera e non hanno avuto scrupoli nell'esporre l'intera deformità dei loro vizi allo sguardo pubblico.
A questo punto, in effetti, mancava solo che mettesse tra parentesi il nome di Caroline Lamb: sedotta, abbandonata e vendicata attraverso il suo stesso romanzo che senza pudore espone lei e il suo seduttore allo sguardo pubblico.

Ma, tornando al punto, la mia domanda è questa: possiamo, quindi, supporre che Polidori, quando ritrae il suo vampiro, prenda ad esempio lo stesso Lord Ruthven di cui Lady Caroline Lamb racconta nel suo Glenarvon? Possiamo supporre che questo Lord Ruthven sia dipinto a sua volta, in entrambi i casi, sulla figura dello spietato Lord Byron, seduttore e ingannatore?
A me sembra più che probabile.

Infine, possiamo allora dire che il nostro Conte di Montecristo, associato dal suo autore stesso a Lord Ruthven, debba essere in qualche pur lontano modo ricondotto a Lord Byron?


Lord Byron, ritratto ad olio in costume Albanese, Thomas Phillips (1814)

No, probabilmente no. Ma è stato divertente esplorare tutte le possibilità nate da una banale associazione di nomi e inesattezze.